I ripari dei nostri monti sono il segnalibro di una storia quasi dimenticata. La storia di molte generazioni che prima di noi hanno vissuto e lavorato in questo territorio, con passione e con fatica.
Dalla metà del 1700 la necessità di procurare foraggio per il bestiame ha spinto i contadini a sfruttare i prati ad alta quota, accuratamente ripuliti dalle pietre e dalle erbacce: ancora oggi i cumuli di sassi che si trovano sparsi sui monti sono testimonianza di questa “manutenzione”.
Sui prati o nei dintorni i contadini hanno costruito i loro ripari, per fermarsi a dormire di notte, per proteggere la famiglia dal maltempo, in alcuni casi per abitarli tutto l’anno: hanno usato quello che c’era, soprattutto pietra e legno.
Dall’ultimo dopoguerra, quando i lavori di fienagione sono stati abbandonati, i ripari sono rimasti vuoti e lasciati al loro destino. L’acqua, il vento e il tempo hanno consunto in molti casi le strutture di legno, causando il crollo del tetto.
Ma negli ultimi vent’anni una buona parte sono stati recuperati, sulla spinta dei nuovi abitanti della montagna: gli escursionisti, spesso volontari di associazioni legate al territorio.
Attraverso la collaborazione tra i volontari e la Comunità Montana Argentea, si cerca di evitare che vada perduto questo umile e prezioso patrimonio storico, testimonianza della vita e del lavoro di molte generazioni.
E per l’escursionista, entrare in un riparo significa non solo fare una tappa lungo il cammino, ma anche sentire la montagna, a volte selvaggia ed estranea, come un luogo più familiare e più sicuro.
Per chi desidera conoscere la posizione, le caratteristiche e la storia di queste semplici e singolari costruzioni, sono disponibili una mappa del territorio e una presentazione di tutti i ripari.
Per un ulteriore approfondimento, è possibile consultare la pubblicazione della Comunità Montana “Ripari dei nostri monti”.
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