Rettili dell'Argentea

Biacco
Il biacco presenta un corpo piuttosto slanciato con il capo ovoidale. Le squame presenti sul dorso sono lisce. I colori di questo serpente sono piuttosto variabili: il giallo è interrotto da macchie nere più o meno estese disposte a scacchiera. Verso l’estremità della coda queste macchie si fondono formando delle strisce longitudinali. I giovani sono distinguibili, dagli individui adulti, per il dorso grigio-bruno chiaro macchiettato qua e là di scuro, e dal capo nerastro con delle strisce debolmente macchiettate di giallo. Il biacco può essere lungo 200 cm, anche se la maggior parte delle volte raggiunge i 150 cm. Il biacco è una specie diurna e prevalentemente terricolo. Occupa rocce, cespugli, pietraie, coltivi, radure e margini dei boschi. Predilige gli ambienti secchi, soleggiati e con una buona vegetazione. Tra aprile e giugno avviene l’accoppiamento e a luglio sono deposte 5-15 uova. Tra fine agosto e settembre le uova schiudono e nascono dei piccoli lunghi 20-25 cm. Si sposta velocemente ed agilmente, cacciando a vista ed inseguendo la preda. Questa, una volta cattura, viene ingoiata ancora viva. Gli adulti di biacco si nutrono di lucertole, di piccoli Mammiferi, di alcuni nidiacei, di rane o di altri serpenti. I giovani, invece, limitano la caccia alle lucertole e alle cavallette. Il biacco è piuttosto aggressivo e mordace. Infatti, in caso di cattura, il morso è la miglior arma di difesa. Esso non teme né i propri simili né le vipere, delle quali si nutre .

Malpolon - Colubro Lacerino
Il colubro lacerino è una italiana che raggiunge dimensioni considerevoli: si conoscono infatti esemplari di oltre 2 metri di lunghezza, anche se, come in tutti i grandi colubri italiani, la misura "standard" si aggira sul metro e cinquanta. Appare come un serpente massiccio e possente, e la testa ne costituisce il principale criterio di distinzione, poiché ha una morfologia unica rispetto agli altri colubri italici: infatti, la specie presenta un capo molto stretto e pronunciato in avanti, affilato ai lati, e dotato di occhi molto grandi, di colore bruno-rossastro; ma la vera particolarità consiste nel fatto che le arcate sopraorbitali del serpente sono talmente marcate e sporgenti verso l'esterno, da formare una sorta di conca sulla parte superiore del muso. Le squame non presentano un evidente carenatura, per cui la pelle risulta abbastanza liscia al tatto, ed esse sono presenti, in genere, in 17-20 file a metà tronco. Altra considerevole caratteristica del colubro lacerino, è quella di possedere una dentatura scanalata alla base della mascella superiore, cui fa riferimento una ghiandola velenifera (si tratta di veleno a bassissima tossicita'). La colorazione degli adulti è in genere unita, grigiastra o olivacea, anche bruna, e talvolta vi compaiono delle leggere punteggiature. In alcuni esemplari la livrea si scurisce in corrispondenza dei fianchi, mentre le regioni ventrali appaiono gialle con chiazze scure. Nei giovani esemplari la livrea è macchiettata di bruno o nero, su di un colore di fondo grigio o verdastro. La sua alimentazione è costituita per lo più da sauri ma chiaramente non disdegna i roditori e gli uccelli, tutte prede che cattura grazie all'apparato velenifero di cui è dotato. Si riportano diversi casi di predazione su altri serpenti, anche vipere, e addirittura situazioni in cui esemplari molto grandi non hanno esitato ad attaccare lucertole ocellate adulte. La tossicità del veleno, pur essendo molto bassa, è più che sufficiente a causare la morte delle piccole prede in pochi minuti. Servendosi dei grandi occhi di cui è predisposto, caccia prevalentemente a vista, e le prede azzannate vengono seguite grazie a questo senso particolarmente sviluppato. Spesso, in "assetto di caccia", questo serpente si sposta appiattendo il corpo e, con il collo sollevato da terra, oscilla la testa da ambedue le parti. Prettamente terricolo, è attivo durante le ore diurne. La riproduzione ha luogo in Aprile-Maggio, e la deposizione avviene al di sotto di una pietra o in qualche altro anfratto riparato, e riguarda un numero di uova che varia da 10 a 20. I piccoli colubri si nutrono prevalentemente di insetti, come coleotteri e locuste, e, all'occorrenza, di piccole lucertole. Se minacciato può tentare spesso di mordere, ed in genere il morso è preceduto da sonori fischi e da un appiattimento del collo; talvolta, prima di attaccare, l'animale erge tutta la parte anteriore del corpo, come quando caccia. L'uomo non corre rischi in caso di morso, poiché è raro che il colubro riesca a fare penetrare il veleno nella ferita, e, in ogni caso, i sintomi più gravi possono manifestarsi sottoforma di gonfiori e leggero mal di testa. PROTETTO da norme di carattere regionale nelle aree in cui è presente.

Natrice dal collare
La natrice dal collare o biscia d'acqua, , è senza dubbio il colubro più diffuso in Italia. Sprovvisto di zanne e del tutto inoffensivo, misura circa un metro di lunghezza; le femmine sono molto più grosse dei maschi. Dietro la testa presenta un collare ben distinto, color giallo o arancione, seguito da due grandi macchie nere che si congiungono in mezzo al collo. Il dorso è color verde oliva, più o meno scuro, mentre il ventre è chiaro; i lati del corpo ed il ventre sono disseminati di macchie nere. Predilige le radure, le brughiere e la vicinanza dei punti d'acqua; la si può incontrare anche nelle pietraie e nei pressi delle acque salmastre degli estuari. Il suo rifugio consiste in un ceppo cavo, in una fenditura di roccia o in una vecchia tana di mammifero. E' agilissima, riesce quasi sempre a sfuggire ai tentativi di cattura, ma anche chi riesce ad afferrarla lascerà presto la presa, dato che, sotto l'effetto della paura, emette una secrezione dall'odore assai sgradevole. E' un serpente particolarmente vorace e, per la sua bocca estensibile, può inghiottire prede relativamente grosse. Agli anfibi, che rappresentano la parte essenziale della sua dieta, talvolta aggiunge lucertole, giovani uccelli, piccoli mammiferi e pesciolini. Gli adulti hanno come nemici ricci, rapaci, trampolieri e qualche carnivoro. Il cerimoniale dell'accoppiamento ha luogo in aprile-maggio; le uova sono deposte in giugno e in luglio, in luoghi dove la temperatura è favorevole al loro sviluppo, come il caso di mucchi di letame in prossimità delle fattorie, di covoni di fieno, di mucchi di foglie in decomposizione, di cavità di alberi. La biscia d'acqua è ben conosciuta dai contadini, perché legata a vecchie leggende; la si accusa ad esempio di succhiare il latte dalle mammelle delle vacche, anche se la conformazione della bocca dei serpenti non è adatta a svolgere simili funzioni. Tale leggenda, forse, proviene dal fatto che, in cattività, accetta di bere il latte se non le si mette a disposizione l'acqua. Può anche derivare dal fatto che, se viene schiacciata una grossa femmina, il suo addome si presenta pieno di un liquido cremoso simile al latte, che non è altro che il vitello delle numerose uova contenute negli ovidutti. Inoltre, la ricerca di luoghi caldi, che spinge le femmine ad avvicinarsi alle stalle, ha concorso a dare maggior credito alla leggenda secondo cui esse sono attirate dalla presenza del bestiame.

Saettone
InItalia questo serpente molto lungo, può raggiungere i 2 metri, viene indicato anche indicato col nome di Colubro d'Esculapio. il nome Saettone indica la caratteristica propria di questo animale che è la rapidità (saetta) mentre il secondo deriva dalla tradizione latina che lo associa ad Esculapio, il Dio della salute che lo aveva raffigurato sulla verga magica ancor oggi emblema della medicina. la colorazione più tipica ègiallo-bruna con riflessi olivastri, grigiastri o rossicci; più o meno sull'orlo delle squame sono poi presenti delle macchioline giallognole o biancastre; la parte ventrale, giallastra, può avere una punteggiatura. Ai lati del capo due barre nerastre si interpongono tra gli occhi a due evidenti macchie gialle situate posteriormente, arrestandosi in prossimità dell'angolo della bocca. L'habitat s'innalza dal livello del mare fino a 2000 metri, anche se la norma non supera i 1600 m e gli ambienti possono essere poi sia caldi e asciutti sia umidi o ripariali; in Italia lo incontriamo generalmente nelle zone aride. E’ il più agile serpente italiano essendo oltre che ottimo corridore anche un agile arrampicatore, dote questa che sfrutta per predare gli uccelli e le loro uova; la sua dieta comprende inoltre una gran varietà di specie di mammiferi che caccia con la tecnica dell'agguato e che uccide per costrizione. Comincia il letargo in autunno per risvegliarsi in primavera, trascorrendo questo periodo all'interno delle cavità dei tronchi, tra le rocce o entro le tane abbandonate dei roditori. i saettoni si accoppiano verso la fine di maggio e in estate la femmina depone da 5 a 20 uova che si schiuderanno verso settembre. E’ uno dei serpenti europei più in pericolo di estinzione.

Vipera
La vipera comune (Vipera aspis) non è un animale aggressivo e attacca l’uomo solo se disturbata o calpestata. Il veleno viene iniettato tramite due denti ed è sufficiente ad uccidere, in breve tempo, i piccoli animali di cui si nutre. Per un uomo il tempo d’azione del veleno è di 3-6 ore e quindi lo sfortunato, o meglio sbadato, escursionista ha tutto il tempo di fasciare e immobilizzare la zona, per poi recarsi nel più vicino ospedale. L’azione del veleno sull’uomo è raramente mortale e dipende dalle condizioni del morsicato, dalla zona interessata e dalla quantità di veleno inoculata, ma generalmente non è sufficiente per uccidere una persona. Un eccessivo allarmismo è da condannare perché può essere più dannoso del morso del rettile. Potremmo essere certi di trovarci davanti ad una vipera comune se osserviamo il muso distintamente rivolto all’insù, la testa subtriangolare e appiattita, la coda tozza e tronca e l’occhio con iride giallastra e pupilla verticale, come fosse una fessura. I luoghi preferiti da questi serpenti sono gli spazi aperti e assolati con scarsa vegetazione come sassaie e muretti. Da ottobre ai primi giorni di marzo le vipere, da sole o con altri rettili e anfibi, si rifugiano in tane sotterranee, fessure del terreno o muri a secco ed entrano in uno stato di latenza, isolate dall’esterno quanto basta per impedire alla temperatura di scendere sotto la soglia tollerabile. La vipera comune non sembra avere predatori abituali, occasionalmente può essere il pasto di carnivori, come la martora, il cinghiale e il riccio, o alcuni uccelli (corvi, aquile, fagiani). L’uomo costituisce il suo nemico più temuto, infatti, reputando questi serpenti pericolosi non esita ad ucciderli quando li incontra.

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