La gita si è svolta
domenica 18 novembre ed hanno partecipato 20 intrepidi escursionisti provenienti
dal levante genovese al ponente savonese, nonché dalla bassa Lombardia.
Le condizioni meteorologiche erano ottimali: freddo ma assenza di vento e tiepido
sole.
Il sentiero dell’Ingegnere è un bellissimo tracciato a mezza costa sulle alture di Campo contrassegnato da una “I” rossa su campo bianco; il dislivello è di circa 350 metri.
Prende il nome dal fatto che un ingegnere, all’inizio del secolo scorso, tracciò questo sentiero per realizzare un impianto che doveva portare acqua dai torrenti Lerca e Negrone al ponente genovese.
I contadini di Campo si opposero e l’impianto non si realizzò, ma il sentiero, molto panoramico, è rimasto.
Campo, luogo di partenza per la nostra gita, è una località arenzanese della Val Lerone, posta a 140 metri sul livello del mare, caratterizzata da un dolce paesaggio agricolo.
Ma poco dopo essere partiti, l’ambiente diventa aspro, con pinastri ed eriche arboree, alaterni e ginestre spinose.
Lungo il sentiero si incontrano parecchi rii: rio l’Erbin, rio Giasse de vacche, rio Cù du Mundu, torrente Negrone. La scarsità di precipitazioni da parecchio tempo a questa parte ha facilitato l’operazione del guado; però vogliamo sottolineare che, in periodi di forti precipitazioni, il sentiero è spesso impraticabile.
Ad ogni curva del sentiero si incontravano scorci sempre diversi: gole inaccessibili con pareti vertiginose, aride pietraie ma anche vegetazione lussureggiante.
I rimboschimenti a pino nero danno all’ambiente un aspetto alpino. Gli ontani neri vivono invece attorno ai rii e le loro radici devono stare nell’acqua. Gli ornielli (o frassini minori) venivano utilizzati per la loro robustezza per fare i pioli delle scale di legno.
Abbiamo visitato l’utile riparo di Ciazubellu; abbiamo invece pranzato nei pressi della “posa du campanin” dove è situata una panchina di legno: da qui si vede il campanile della chiesa di Lerca.
Le “pose” sono pietre e muretti alti circa un metro e servivano all’epoca della fienagione ai contadini per posare la balla di fieno che portavano a spalla e riposarsi un poco.
Poco dopo l’attraversamento del Rio Negrone siamo giunti all’omonimo Ponte, una notevole opera;
questo ponte si trova alla confluenza tra il Rio Leone e il Rio Negrone ed è stato costruito per supportare le tubazioni dell’acquedotto.
Dalla confluenza dei due sopracitati rii nasce il Torrente Lerone: oltre alle acque si fondono anche i nomi!
La rete idrica artificiale era molto importante in passato per l’alto numero di cartiere presenti.
Guadando il Torrente Lerone, attraversando i verdeggianti prati del Pian della Nave, siamo infine giunti alla Motta (80 m s.l.m.), dove sono evidenti i resti di un’antica cartiera.
E’ stata una magnifica giornata, immersi nella natura e nelle bellezze del nostro entroterra.
L’appuntamento per la prossima gita della Comunità Montana Argentea è per domenica 2 Dicembre: in programma l’Alta Val Leone e il lago della Tina.
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